Il Rosso e il Nero

Cecilio PisanoLa vera e propria guerra civile, che interessò il nostro paese nell’ultimo periodo del regime fascista, ebbe riflessi, e non poteva che essere così, anche sul calcio italiano. Furono molti i calciatori italiani che decisero di non poter assistere inerti mentre il disfacimento del regime mussoliniano seminava morte e distruzione in un paese spaccato a metà, all’altezza della Linea Gotica. Soprattutto nella parte settentrionale del paese, ove si era installato il regime fantoccio di Salò, l’ultima parte della guerra toccò toni drammatici, tra rastrellamenti nazifascisti e bombardamenti alleati, mentre dalle montagne cominciavano a scendere in pianura le formazioni partigiane. E in questa atmosfera di disfacimento, si intrecciarono i destini di molti atleti e allenatori che avevano avuto spesso un ruolo di grande rilievo nelle domeniche spensierate che avevano accomunato gli italiani prima dello scoppio del conflitto. Ci fu chi decise di schierarsi apertamente contro il regime mussoliniano e chi lo fece a favore del regime fascista. Poi ci fu la solita zona d’ombra, quella di chi non seppe decidersi per l’una o l’altra parte e alla quale furono anche ascritti uomini che la loro scelta l’avevano fatta, eccome, forse senza comprenderne appieno i possibili sviluppi. Come Cecilio Pisano, il quale pagò nella maniera più salata l’errore compiuto.

Cecilio Pisano, era nato a Montevideo il 21 novembre del 1917. Era cresciuto nel settore giovanile del Penarol, mostrando subito ottime doti in un ruolo chiave come quello di centromediano. Poi, al pari di tanti suoi connazionali di origine italiana, aveva approfittato della normativa sugli oriundi che permetteva a chi aveva avi nati nel nostro paese di ottenere la cittadinanza. Arrivato in Italia nel 1937, chiamato dal Liguria, aveva esordito in serie A contro la Roma, il 19 settembre dello stesso anno, ma aveva denotato qualche lacuna dovuta soprattutto alla scarsa conoscenza della nuova realtà ed era perciò stato dirottato in prestito alla Sanremese per la stagione 1838-39, al fine di fargli fare quella esperienza che avrebbe potuto aiutarlo in maniera decisiva in un calcio difficile come quello che già all’epoca distingueva il nostro torneo maggiore e che aveva provocato il fallimento di tanti sudamericani arrivati in precedenza con ottime credenziali. Nel torneo di serie B disputato, aveva fatto valere immediatamente le sue doti, diventando un vero e proprio punto di forza della squadra biancoazzurra, disputando con ottimo profitto 26 partite. In riviera, aveva trovato anche l’ambiente ideale per vivere, tanto che quando nella stagione successiva fu richiamato dal Liguria, Pisano decise di continuare ad abitare nella cittadina ove si era fatto molti amici e famiglia. Con la maglia del Liguria, giocò quattro stagioni, quelle prima dello stop dovuto allo scoppio del conflitto, tre in serie A e una in B, sempre con grande profitto, tanto da essere giudicato da alcuni osservatori il secondo miglior centromediano del calcio italiano, dopo l’inarrivabile Andreolo. Quando la guerra arrivò sul suolo italico, Pisano tornò a svolgere la sua attività calcistica a Sanremo, vestendo la maglia della C.I.L. in un torneo riservato alle ditte che lavoravano per l’occupante nazista e proprio nel corso di queste partite, fu notato da ufficiale delle S.S., di stanza a Genova, il quale era appassionato di calcio, e usava coltivare la sua passione invitando a pranzo giocatori del Liguria. Erano inviti assai graditi, vista la penuria di generi alimentari che caratterizzava il periodo e i giocatori in questione non si facevano certo pregare per aderirvi. Una volta toccò anche a Pisano, il quale fu invitato presso la Capitaneria di Genova per un pranzo a base di stoccafisso, insieme ai compagni Von Mayer, Ventimiglia e Martini. Mentre però gli altri tre, ebbero l’accortezza di non continuare quella pericolosa frequentazione, Pisano continuò a coltivare il rapporto con l’ufficiale, entrando così nel mirino dell’antifascismo. Ma non per l’amicizia in questione, bensì per una vera e propria collaborazione stabilita con lo stesso: in pratica, Pisano sarebbe stato un intermediario per la concessione di lasciapassare per il Piemonte, servizio che alla borsa nera di quei giorni comportava lauti pagamenti. A distanza di tanti anni, la risposta sulla verità di una accusa così grave, non è stata ancora possibile, fatto sta che quando i tedeschi si ritirarono da Genova, la sorte di Pisano poteva dirsi segnata. Quando i partigiani arrivarono nel capoluogo ligure, si scatenò la caccia al giocatore, il quale nei mesi precedenti aveva ricevuto la carica di console dell’Uruguay a Genova. Una macchina cominciò a girare per la città, chiedendo ai cittadini, tramite l’altoparlante, di dare notizie sul “calciatore del Liguria, il fascista Cecilio Pisano”. Infine, i partigiani lo trovarono al Caffè Roma di Sampierdarena, locale che era il covo dei tifosi del Liguria e lo portarono in cima al cosiddetto “Grattacielo”. Da questo momento, le versioni su quanto accadde diventano contrastanti. Secondo alcune fonti, Pisano, in preda alla disperazione e per sfuggire ai partigiani, preferì gettarsi nel vuoto. Secondo altri, in particolare per il suo ex compagno di squadra Mario Ventimiglia, il giocatore fu buttato di sotto dagli stessi partigiani, quando era già morto per le percosse ricevute. La verità non fu mai stabilita con precisione e la morte di Pisano può essere considerata l’emblema di un’epoca tremenda anche per un mondo come quello del calcio, che pure aveva fatto di tutto, negli anni precedenti, al fine di rimanere indenne da quello che gli succedeva intorno.     

Il Rosso e il Neroultima modifica: 2011-10-31T10:31:49+01:00da monthy10
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